Storia della Death Education
Con il termine Death Education si fa riferimento a quell’insieme di attività formative ed educative finalizzate al superamento del tabù della morte. L’obiettivo è quello di promuovere una cultura del fine vita fondata sulla consapevolezza, sull’accettazione della propria finitudine e sulla valorizzazione del significato della vita. In Italia la Death Education rappresenta un ambito relativamente recente ma in costante crescita. La sua diffusione è avvenuta in ritardo rispetto al mondo anglosassone, dove tale approccio è stato introdotto già a partire dagli anni Settanta. Le motivazioni di questo ritardo sono da ricondurre a fattori culturali e sociali: nella società italiana, così come in molte altre società occidentali, la morte è spesso considerata un argomento scomodo, evitato, rimosso o relegato ad alcuni contesti. Negli ultimi decenni, tuttavia, si è assistito alla nascita di numerosi percorsi di Death Education nei tre livelli di prevenzione:
- Prevenzione primaria: rivolta a persone di qualunque età che non hanno vissuto lutti recenti, con l’obiettivo di promuovere una riflessione consapevole sulla morte e sul morire.
- Prevenzione secondaria: dedicata a chi si confronta con la fine della vita (persone che stanno morendo e loro caregiver), al fine di offrire supporto psicologico, relazionale e spirituale.
- Prevenzione terziaria: indirizzata a persone che stanno affrontando un lutto, con l’intento di facilitare l’elaborazione sana della perdita ed evitare derive patologiche
Scuole ed università [link in questa sezione in inglese]
La scuola, di ogni ordine e grado, rappresenta un luogo privilegiato per parlare di morte e morire. La riflessione su questi temi, se fatta in modo adeguato, può essere svolta anche con i più piccoli. Anche i bambini in età prescolare si trovano spesso a dover affrontare esperienze di perdita, come la morte di una persona cara o di un animale domestico. Per questo motivo, è possibile avviare percorsi di Death Education già nella scuola dell’infanzia. Durante l’adolescenza, tali interventi possono svolgere un ruolo importante nella prevenzione del disagio psicologico, dei comportamenti autolesivi e del rischio suicidario. In Italia si sono sviluppate numerose esperienze significative in cui la Death Education è stata utilizzata servendosi di tecniche e strumenti espressivi e multidisciplinari come la fotografia, il cinema, le artiterapie in generale, lo psicodramma e la meditazione.
I risultati di queste esperienze hanno mostrato, nella maggior parte dei casi, un aumento della capacità di accettare la morte ed una riduzone del livello di alessitimia (ovvero della difficoltà nel riconoscere e comunicare le proprie emozioni).
Corsi universitari di area medica e infermieristica
L’introduzione di corsi specifici dedicati alle cure palliative e all’accompagnamento nel fine vita rappresenta un fenomeno recente, ma sempre più riconosciuto come essenziale all’interno dei percorsi formativi in area sanitaria. Risulta molto importante per i professionisti sanitari acquisire competenze su questi temi per garantire una presa in carico globale e umanizzata dei pazienti e dei loro familiari, ma anche per tutelare sé stessi dal rischio di burnout, compassion fatigue e stress lavoro-correlato. non solo per garantire la miglior assistenza possibile al paziente ed ai suoi familiari ma anche perché una mancanza di preparazione e di elaborazione di questi temi aumenta il rischio che il professionista possa vivere burnout, compassion fatigue e situazioni di forte stress.
Hospice e cure palliative
Alcuni progetti di Death Education sono stati avviati anche in contesti di hospice e di cure palliative, sia come supporto ai malati e alle famiglie, sia come occasione formativa per operatori sanitari, volontari e studenti.
Tuttavia, queste realtà restano ancora poco conosciute e valorizzate nel panorama italiano.
Ricerche
Numerosi studi [in inglese] condotti negli ultimi anni hanno dimostrato che l’educazione alla morte non genera ansia né disagio nei partecipanti; al contrario, contribuisce a rafforzare il senso di consapevolezza, a ridurre la procrastinazione esistenziale e ad accrescere la capacità di vivere pienamente il tempo presente.
Inoltre, la Death Education favorisce un rapporto più sereno e realistico con la morte, supporta l’elaborazione del lutto e può prevenire l’insorgere di complicanze psicologiche legate alla perdita
Istituzioni
Ad oggi sono numerose le istituzioni e associazioni che contribuiscono alla diffusione della Death Education in Italia, promuovendo attività di sensibilizzazione, formazione e supporto.
Tra le realtà più attive si segnalano:
- la Fondazione Ant Italia, che fornisce assistenza ai malati oncologici e si occupa anche di prevenzione e sensibilizzazione sul tema della morte e il morire
- la Fondazione Vidas che offre sostegno ai malati inguaribili e alle loro famiglie.
Dal punto di vista accademico, l’Italia si distingue per la presenza di un percorso formativo altamente qualificato: da oltre quindici anni è attivo presso l’Università degli Studi di Padova il Master in “Death Studies & the End of Life”, diretto dalla professoressa Ines Testoni.
Tale master costituisce un riferimento internazionale nel campo della Death Education, offrendo una solida preparazione teorico-pratica per progettare e realizzare interventi educativi e psicologici sui temi della morte, del lutto e del fine vita.
Libri
Tra i libri di maggior rilievo sul tema ricordiamo “L’ultima nascita. Psicologia del morire e Death Education” di Ines Testoni, che fornisce, anche ai non addetti ai lavori, importanti indicazioni per comprendere l’educazione alla morte e il suo valore nella società contemporanea.
Scritto da Erika Iacona
